In questa “inumazione prematura”, la massa dei miei atomi ha meritato, per autocombustione irripetibile, un’esplosione che ha disintegrato gli scapigliati fiutascorregge della tradizione e i signori di baciaculo della neo-avanguardia pre-pensionata. Anche se, senza scampo, seguitano a ri-prodursi, visibilmente intronati dal boato.
Disintegrata è l’autorialità ecceduta dalla sprogrammazione nel prodursi e costituirsi come opera di che solo le scorie sono oggetto del corpo tipografico a seguire.
Disintegrato è tutto il novecento: il “pasticciaccio brutto” dell’anti-neo-tradizione intesa come servizio funebre d’imbellettare il sonno eterno dei classici, e – in questo ufficio macabro-cosmetico – se-viziare, “spregiudicata”, posture e atteggiamenti, spettinandone il senso, sforbiciandolo, intascare una ciocca del dis-senso “diligente”, invidioso, mai tentata di rinunciare al senso; come la scampagnata d’avanguardia, lungi dal rovinare le rovine, nell’ora più sfrenata di ricreazione scolastica, scorrazza, sfregia i nomi sulle lapidi, inverte fiori, ceri e fuochi fatui, e finalmente impazza nell’obitorio di quel cimitero, invocando il non-senso e il suo contrario. Non oltre.
postato da: Arpaeolia alle ore 10:47 | Link | commenti
categoria:carmelo bene, arte del novecento, autografia dun ritratto
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