chi sono
Utente: gruppotelete
Nome: Gruppo Teletè
Gruppo di incentivo alla lettura
commenti recenti
archivio
oggi
--- 2007 ---
categorie
links
partecipano
foto recenti
bottoni
Search
counter
visitato *loading* volte

sabato, 31 marzo 2007

ciao, volevo proporvi un gioco: variazioni su un tema di Verlaine.traducendo la poesia Sérénade dei Poèmes Saturniens, ho notato come si dessero varie opportunità di mutare i contenuti, mantenendo intatte le forme e il senso complessivo, ma modificandone il colore. ad esempio, si potrebbe scambiare "chitarra" con "cornamusa", e "di dolcezza bizzarra" con "che graffia e fa le fusa". ma siccome sono pigro, e non ho voglia di giocar da solo, vi invito a farlo tutti insieme!

Comme la voix d’un mort qui chanterait
Du fond de sa fosse,
Maîtresse, entends monter vers ton retrait
Ma voix aigre et fausse.

Ouvre ton âme et ton oreille au son
De ma mandoline :
Pour toi j’ai fait, pour toi, cette chanson
Cruelle et câline.

Je chanterai tes yeux d’or et d’onyx
Purs de toutes ombres,
Puis le Léthé de ton sein, puis le Styx
De tes cheveux sombres.

Comme la voix d’un mort qui chanterait
Du fond de sa fosse,
Maîtresse, entends monter vers ton retrait
Ma voix aigre et fausse.

Puis je louerai beaucoup, comme il convient,
Cette chair bénie
Dont le parfum opulent me revient
Les nuits d’insomnie.

Et pour finir je dirai le baiser,
De ta lèvre rouge,
Et ta douceur à me martyriser,
- Mon Ange ! - ma Gouge !

Ouvre ton âme et ton oreille au son
De ma mandoline :
Pour toi j’ai fait, pour toi, cette chanson
Cruelle et câline.

postato da: panbix alle ore 00:43 | Link | commenti (2)
categoria:
venerdì, 30 marzo 2007
In questa “inumazione prematura”, la massa dei miei atomi ha meritato, per autocombustione irripetibile, un’esplosione che ha disintegrato gli scapigliati fiutascorregge della tradizione e i signori di baciaculo della neo-avanguardia pre-pensionata. Anche se, senza scampo, seguitano a ri-prodursi, visibilmente intronati dal boato.
Disintegrata è l’autorialità ecceduta dalla sprogrammazione nel prodursi e costituirsi come opera di che solo le scorie sono oggetto del corpo tipografico a seguire.
Disintegrato è tutto il novecento: il “pasticciaccio brutto” dell’anti-neo-tradizione intesa come servizio funebre d’imbellettare il sonno eterno dei classici, e – in questo ufficio macabro-cosmetico – se-viziare, “spregiudicata”, posture e atteggiamenti, spettinandone il senso, sforbiciandolo, intascare una ciocca del dis-senso “diligente”, invidioso, mai tentata di rinunciare al senso; come la scampagnata d’avanguardia, lungi dal rovinare le rovine, nell’ora più sfrenata di ricreazione scolastica, scorrazza, sfregia i nomi sulle lapidi, inverte fiori, ceri e fuochi fatui, e finalmente impazza nell’obitorio di quel cimitero, invocando il non-senso e il suo contrario. Non oltre.
postato da: Arpaeolia alle ore 10:47 | Link | commenti
categoria:carmelo bene, arte del novecento, autografia dun ritratto
venerdì, 30 marzo 2007
Distacco
 
Il sole s'alza
come una vacca dal suo strame.
 
Dove il bosco comincia scosto i rami
per un'attesa che mi perde nelle tue braccia magre.
 
E' mezzogiorno? E' lo stagno?
L'aria soffoca il battere di vanghe.
 
Una sola pioggia ci dilava.
Le nostre voci barche senza funi.
 

Jean-Baptiste Para
postato da: Arpaeolia alle ore 10:17 | Link | commenti
categoria:poesia, francesi, para
sabato, 24 marzo 2007
Un mattino, mentre uscivamo da non so quale ufficio coi suoi documenti quasi in ordine, Valeria, mentre mi zampettava accanto, si mise a scuotere vigorosamente quella sua testa da barboncino, senza dire una parola. La lasciai fare per un po’, e poi le domandai se le fosse andato di traverso qualcosa. Rispose (traduco dal francese, che a sua volta doveva essere la traduzione di qualche frase fatta slava): «C’è un altro uomo nella mia vita».
Ebbene, per un marito queste non sono parole piacevoli da sentire. Confesso che rimasi di sasso. Picchiarla lì per lì, in mezzo alla strada, come avrebbe potuto fare un onesto plebeo, era impensabile; anni di segrete sofferenze mi avevano insegnato un controllo sovrumano. Così la feci salire su un taxi, che da qualche tempo rasentava discreto e invitante un marciapiede, e in quella relativa intimità la esortai con tutta calma a circostanziare quelle sue parole dissennate. Mi sentivo soffocare da un furore montante; non che fossi poi tanto attaccato a quel risibile personaggio, Mme Humbert – ma dovevo essere io, e soltanto io, a decidere di qualsivoglia congiungimento, legale o illegale che fosse; ed ecco che invece Valeria, la moglie da commedia, si preparava sfacciatamente a decidere a modo suo del mio benessere e del mio destino. Le chiesi il nome del suo amante. Ripetei la domanda, ma lei persisteva nel suo caricaturale balbettio, dissertando della sua infelicità con me e annunciandomi i suoi piani per un immediato divorzio. «Mais qui est-ce?» sbraitai finalmente, dandole un pugno sul ginocchio; e lei, senza batter ciglio, mi guardò fisso come se la risposta fosse sin troppo ovvia; poi, facendo spallucce, indicò il tozzo collo del taxista.

Postato da panbix
postato da: gruppotelete alle ore 11:59 | Link | commenti (1)
categoria:
venerdì, 23 marzo 2007

Invito tutti coloro che hanno segnalato la propria  opera letteraria preferita (ma anche QUELLI che ancora non l'hanno fatto ) a sceglierne una pagina, un breve passo che reputIno maggiormente significativo e a indicarlo tramite post.

Vogliamo che tutti possano leggerlo, magari recandosi a lavoro o alle poste o a far la spesa. Vogliamo che per un giorno, in una strada della nostra città, la gente, per il solo fatto di passarvi, possa LEGGERE!!

 

postato da: LJS alle ore 23:53 | Link | commenti (4)
categoria:
martedì, 20 marzo 2007

"La porta della cella si chiuse con un colpo secco alle spalle di Rubasciov. Egli restò appoggiato con le spalle alla porta per qualche secondo, e accese una sigaretta.Sul lettuccio alla sua destra c 'erano due coperte pulite e il pagliericcio era stato rinnovato di fresco."...

postato da: Mariaj alle ore 20:05 | Link | commenti (2)
categoria:incipit
lunedì, 12 marzo 2007
Il popolo dell'autunno di Ray Bradbury (opera più famosa Fahrenheit 451)
La storia infinita di Michael Ende
Finzioni
di Jorge Luis Borges
Il profumo
di Patrick Süskind
Lolita di Vladimir Nabokov
Opinioni di un clown di Heinrich Böll
I Buddenbrook di Thomas Mann
Favole di
Robert Louis Stevenson
Lamento di Portnoy di Philp Roth
Cime tempestose di Emily Brontë
Dissipatio Humani Generis di Guido Morselli
Delitto e castigo di Fëdor Mikhailovič Dostoevskij
Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov


domenica, 11 marzo 2007
postato da: Quezal alle ore 17:33 | Link | commenti
categoria:libri, letteratura, sondaggio
domenica, 04 marzo 2007

Non ricordava nulla. Uno spesso velo di nebbia offuscava la sua memoria a lungo termine. Provava a sforzarsi ma l’unica cosa che le affiorava alla coscienza assomigliava a un colorato sogno lucido a induzione mnemonica.La finestra della stanza rifletteva le luci arancioni pulsanti dei semafori inattivi. Fievoli raggi intermittenti proiettati sul soffitto e sulla parete celeste. Il silenzio notturno era interrotto sporadicamente dai lamenti di un vecchio provenienti dal fondo del corridoio.
amanti La sirena di un’ambulanza in lontananza la scostò dai misteriosi pensieri per un istante. E in quell’esatto momento percepì lancinante il dolore. Un male secco, asciutto, costante provenire dalla schiena. Si interrogò più volte cosa le fosse accaduto. Provò a rigirarsi e toccare il punto dolente che irradiava fitte in tutto il busto indolenzito, inutilmente. Il denso senso di bruciore che saliva lungo la spina dorsale la costrinse a chiamare assistenza. Pigiò il pulsante. Silenzio. Lo pigiò nuovamente. Nulla. Un velo d’ansia la avvolse delicatamente. Continuava a schiacciare il campanello dell’infermeria sempre più nervosamente, mentre il male le graffiava la schiena.
Un uomo, alto e robusto, col camice verde da infermiere, comparve improvvisamente ai piedi del suo letto. Si avvicinò e sostituì la flebo accanto vuota con una simile piena.
<<Calma. Adesso ti passa. Ci vorrà un minuto.>>
Lei lo osservava con sollievo e curiosità. Era un bel ragazzo, forse un po’ troppo alto, pensava. I suoi occhi neri e astuti la intimorivano, ma aveva un sorriso coinvolgente.
<<Cosa mi è successo?>> Il dolore cominciava a scemare.
<<Hai danzato con la morte, Medea.>>

postato da: gruppotelete alle ore 18:39 | Link | commenti (1)
categoria:letteratura, racconto, incipit
giovedì, 01 marzo 2007

Vi proponiamo l'incipit di una famosa opera e vi lanciamo una sfida : indovinate qual è!

"Era inevitabile: l'odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino delgi amori contrastati. Il dottor Juvenal Urbino lo sentì non appena entrato nella casa ancora in penombra, dove si era recato d'urgenza a occuparsi di un caso che per lui aveva smesso di essere urgente già da molti anni."  

postato da: gruppotelete alle ore 16:31 | Link | commenti (1)
categoria:letteratura, incipit